I mercati finanziari in questi giorni stanno punedo seriamente la Spagna: se diamo un’occhiata agli spread, mentre quello italiano si è attestato intorno ai 320, quello spagnolo è a 350. Come mai?
La perplessità potrebbe nascera dal fatto che il governo Zapatero, che tanti danni ha fatto, è stato mandato a casa dagli elettori e che il governo Rajoy si è dimostrato un governo riformista e propositivo.
Il governo Rajoy sta cercando di fare le riforme in Spagna
Tuttavia, purtroppo, i meccanismo dell’economia sono a scoppio ritadato: i pesanti effetti del malgoverno di Zapatero si sentiranno per anni, a Rajoy spetta l’arduo compito di provare a riformare il paese subendo, come in Italia, l’ottusa opposizione dei sindacati e sotto il fuoco polemico dei nemici politici.
Tornando alla situazione italiana, il fatto che i mercati stiano punendo la Spagna non deve certo farci dimenticare i problemi di casa nostra, che sono comunque pesantissimi. E il fatto che lo spread sia leggermente più basso rispetto a qualche mese fa non significa nulla: in pochi giorni lo spread potrebbe tornare ai massimi, basta che la Camusso si alzi storta una mattina e faccia cadere il Governo.
Quindi non rallegriamoci troppo del fatto che la Spagna stia peggio di noi, perché noi bene non stiamo, questo sia chiaro!
Il video del giorno è dedicato proprio a Mariano Rajoy, persona di grandissimo valore e dalle grande idee, a cui non possiamo che augurare buon lavoro:
L’euro è stato un grandioso esperimento monetario ed economico, un esperimento che probabilmente si studierà per secoli nelle facoltà di economia di tutto il mondo. Ma resisterà anche per secoli? O sta per finire la sua breve corsa? Qui non parliamo di valori sul mercato forex, parliamo proprio di quello che è la vita stessa della moneta. Ebbene, ci sono differenti scenari sul futuro, ma partiamo dalla situazione corrente. Ci sono paesi virtuosi, con i bilanci a posto, e paesi molto meno virtuosi che vivono ben al di sopra delle proprie possibilità, facendo debiti. E’ evidente che questa seconda classe di paesi (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda, Belgio) rischia di mandare in frantumi l’euro. Vediamo quali sono gli scenari possibili.
Il taglio del debito
Si tratta dello scenario più virtuoso: i paesi più spendaccioni riescono a tagliare i debiti sovrani, a fare le necessarie riforme e liberalizzazioni, tagliare la spesa pubblica e abbassare il carico fiscale. Per fare queste cose ci vogliono forza e coraggio e i governi europei in generale, e quello italiano in particolare, questo coraggio non ce l’hanno. Se la classa politica di questi paesi fosse stata coraggiosa, adesso questi paesi non si troverebbero sull’orlo del baratro. Quindi è uno scenario molto poco probabile. In questo scenario, comunque, l’euro sopravvive e diventa la moneta di riferimento del mondo intero, l’Europa ritrova centralità anche politica (una centralità che ha perso dalla fine della Seconda Guerra Mondiale) c’è sviluppo e benessere per tutti.
La Grande Epurazione
In questo scenario (piuttosto probabile) il contribuente tedesco si stanca di mantenere a vita i molto meno laboriosi cugini italiani, greci, portoghesi, ecc.. e decide che queste cicale devono uscire dall’euro. Sia che venga creato un euro2 sia che ognuno torni alla sua vecchia valuta, lo scenario è simile. I paesi che escono dall’euro sono destinati ad avere una valuta deprezzata e, dunque, a subire ondate devastanti di iperinflazione, accompagnata da contrazioni fortissime dell’economia, disoccupazione e da un più che certo default delle finanze pubbliche. I paesi che rimangono nell’euro potrebbero avere una moneta forte, che diventa magari un bene rifugio come il franco svizzero, ma l’Europa perderebbe tutto il suo peso politico.
Il contribuente tedesco è stanco di pagare per italiani, spagnoli, greci e portoghesi.
La Grande Fuga
Come nel precedente scenario, il contribuente tedesco si stanca di pagare i conti delle spese folli imposte dai sindacati italiani, spagnoli, portoghesi e greci ma in questo caso decide di tornare al caro, vecchio marco. In questa fuga potrebbero aggregarsi anche Olanda e altri paesi virtuosi, rendendo l’Euro una valuta debole e svalutata. Gli effetti sarebbero analoghi a quello dello scenario precedente.
L’euro è stato un fallimento o siamo ancora in tempo per cambiare rotta?
Il Governo Monti è nato con grandissime aspettative di riforme e, possiamo dire, che almeno una riforma importante è stata portata a casa. Certo è stata una riforma largamente incompleta, che ha concesso troppo ai sindacati e poco o nulla alle nuove generazioni, ma per l’Italia è già un passo avanti.
La grande occasione di Monti sta nel fatto che i grandi partiti lo hanno voluto per fare quelle riforme che loro non hanno mai avuto il coraggio e la forza di farlo. Le liberalizzazione e le semplificazioni sono un ulteriore passo in questa direzione, anche se di fatto i decreti iniziali hanno perso parzialmente la loro forza modernizzatrice a causa delle modifiche che sono state apportarte per accontentare le lobby.
Susanna Camusso, leader della CGIL, si oppone alle riforme necessarie.
Finalmente siamo arrivati a quella che è la chiave di volta di un sistema di riforme atte a rilanciare l’economia: la riforma del mercato del lavoro. Purtroppo, però, qui il Governo ha subito una pesantissima battuta di arresto, una battuta di arresto che, se non verrà superata nel più breve tempo possibile, porterà al fallimento complessivo del governo Monti.
Se non si fanno le riforme serie, quelle che servono al Paese per rimettere in moto la crescita, il Governo Monti sarà stato semplicemente uno dei tanti governi della storia repubblicana che per ripianare i buchi creati da una spesa pubblica senza controllo e da una crescita che non c’è hanno aumentato benzina & sigarette.
Cambiare le cose in Italia non è facile, bisogna essere pronti anche a pagare un prezzo personale, come ha fatto Marco Biagi, di cui oggi ricorre l’anniversario del martirio. Per questo motivo chiudo questo post con un video in ricordo di Marco Biagi.
La morte di Marco Biagi, l’uomo che sognò di poter cambiare il mercato del lavoro in Italia
Chi opera sui mercati finanziari, o semplicemente li segue con curiosità come fanno in molti, sa che è importante tenere d’occhi i dati macroeconimici, i vari indici che vengono calcolati per evidenziare l’andamento dell’economia. Il più importante di questi indici è quello del PIL, che ormai tutti conoscono, un indice che rapprensenta la produzione totale lorda di una nazione. Seguendo l’andamento del PIL è possibile capire se l’economia di una nazione cresce o dimunuisce, se le politiche economiche creano ricchezza oppure povertà.
Ebbene, dando ad un’occhiata superficiale all’andamento del PIL USA potremmo dire che il governo di Barack Hussein Obama stia dando buoni frutti in termini economici. Purtroppo però a volte le apparenze ingannano, e indici come quello del PIL possono essere taroccati. E’ un termine forte, ma il controllo sugli istituti di statistica da parte della politica è forte. Ed è facile far segnare un aumento al PIL, basta cambiare il modo in cui viene calcolato. Presentandosi con un PIL più elevato Obama spera di aumentare le probabilità di essere eletto.
L'aumento del PIL americano non è reale e Obama se ne avvantaggia a fini elettoriali
Di fatto l’economia americana è più depressa che mai, anche se i numeri potrebbero indurre qualcuno a pensare il contrario. Ed anche la scadenza elettorale che si avvicina potrebbe non sortire gli effetti sperati, visto che i repubblicani stanno distruggendo le loro speranze di vittoria con delle primarie condotte in maniera decisamente irrazionale.
Questo significa che è possibile che l’economia americana continui il suo crollo: a questo punto per chi segue il cambio euro dollaro si apre una bella sfida intellettuale, perché si confronteranno due fortissime debolezze. Da una parte quella di un euro sempre più immerso nella crisi dei debiti sovrani, che i governi non possono risolvere senza uno scontro frontale con i sindacati, e dall’altra altri 4 anni di politica economica di Obama, fallimentare sotto tutti i punti di vista.
Vi lascio, come al solito, con un video, questa volta collegato al collasso economico dell’America.
Sospesa l’ansia per il default della Grecia, che è stato rimandato grazie al pesante sacrificio di fatto imposto agli investitori privati, adesso inizia l’ansia per il Portogallo.
Il Portogallo è il prossimo candidato al default
Si tratta di un altro di quei paesi dell’area euro che di tagliare le spese in modo rigoroso proprio non ne vuole sapere e che quindi è candidato al default.
Ovviamente i politici del paese lusitano, adesso che hanno visto il pasticcio greco, saranno tentati anch’essi di implementare una soluzione greca. Questo ovviamente spaventerà gli investitori e porterà ad un aumento dei tassi di interesse e, di conseguenza, ad un aumento del debito.
Di questo passo il Portogallo accellererà sulla strada del default. Paradossalmente anche se il governo portoghese non volesse seguire questa strada, la sola sensazione da parte dei mercati finanziari che una soluzione swap è possibile porterà ad un vertiginoso aumento dei tassi di interesse. Un altro regalo avvelenato che lo swap greco lascia all’Europa.
Adesso di fatto ci sono tre vie per evitare il default finanziario: la soluzione greca, che di fatto tecnicamente è un default. La soluzione Monti che prevede un aumento della pressione fiscale e della lotta all’evasione non accompagnata da un taglio alle spese e il taglio alle spese.
Ora la soluzione Monti, applicata in Italia, può rimandare il default ma i suoi terrificanti effetti recessivi non potranno che essere dannosi non solo per la finanza pubblica ma anche per la vita di tutti i giorni di milioni di famiglie, soprattutto di lavoratori autonomi e imprenditori.
L’unica soluzione sostenibile sul lungo periodo è quella del taglio alle spese. Peccato che nessuno dei governi europei che hanno problemi di finanza pubblica riesca ad implementarla. Il motivo è ovvio: se un governo ha problemi di eccesso di debito è perché è stato succube per decenni dei sindacati. Gli stessi sindacati che, oggi, si oppongono con vigore ad ogni ipotesi di taglio della spesa pubblica.
Reazione dei sindacati greci all’annuncio dei tagli
La notizia di ieri era il successo dello swpa, cioè della rinuncia forzata dei creditori ad una parte sostanziosa dei loro crediti. La notizia di oggi è che tecnicamente la Grecia ha fatto default. Lo ha riconosciuto Moody’s, la principale agenzia di rating mondiale.
La Grecia ha fatto tecnicamente default
Questo ha un valore pratico molto importante perché fa scattare il pagamento dei CDS, le assicurazioni sul debito. Chi aveva avuto l’accortezza di assicurare il proprio debito ha avuto quindi la possibilità di proteggere il proprio capitale. Di fatto quindi una parte delle gravose perdite che il sistema finanziario ha dovuto sopportare saranno rigirate alle compagnie assicurative che forniscono copertura tramite i CDS.
Un video che spiega il funzionamento dei Credit Default Swap (CDS)
Insomma, un colpo gravissimo che si estende sempre di più, anche se il fatto di diluire le perdite tra vari soggetti ridurrà gli effetti sui singoli bilanci.
Tuttavia resta il rammarico profondissimo per una soluzione che, da una parte, non è una soluzione perché il debito pubblico greco resta ben al di sopra del 120% del pil che è un obiettivo meno che sostenibile sul lungo periodo, dall’altra si è creato un gravissimo precedente che potrebbe spingere governi deboli e succubi dei sindacati a passi simili.
Insomma, non abbiamo risolto nulla perché il debito greco rimane elevatissimo e probabilmente il default è solo rimandato e abbiamo creato un drammatico precedente.
Lo swap dei titoli pubblici greci ha avuto, purtroppo, successo. E dico purtroppo dopo un’attenta analisi della situazione finanziaria europea e soprattutto dei possibili effetti sulla politica finanziaria.
Di fatto la Grecia ha messo in atto la più grande rapina a mano armata della storia: eviterà di ripagare i suoi debiti e, probabilmente, potrà allontanare il default. Dico allontanare e non scongiurare perché se un paese vive ben al di sopra delle proprie possibilità, con una spesa pubblica elefantiaca e apparati statali assolutamente inefficienti, è ovvio che accumulerà sempre più debito e andrà in default.
La Grecia è stata ripetutamente salvata dai governi europei e dalle istituzioni internazionali, adesso tocca anche ai privati mettere mano al portafoglio per salvare i greci dal default che hanno provocato con la loro politica economica scellerata.
I rischi più gravi di questa politica li ho fatti notare nel post di ieri e non stanno tanto nella relativamente piccola Grecia quanto piuttosto nel fatto che altri paesi europei possano essere tentati di seguire la strada greca per poter aumentare la spesa pubblica (o evitare di tagliare) e nel contempo non andare in default.
Una prospettiva del genere sarebbe addirittura distruttiva, tuttavia conoscendo il populismo delle classi dirigenti di alcuni paesi europei (Italia in testa, ovviamente), tutto è possibile.
La Grecia ha trovato una facile scorciatoia per uscire dalla sua ormai nota crisi finanziaria: invece di tagliare la spesa pubblica e di fare le necessarie riforme, liberalizzazioni e privatizzazioni, ha spinto gli investitori, quasi con un ricatto, allo swap. Di cosa si tratta? Di uno scambio di titoli del debito greco. L’investitore che ha in mano dei titoli “volontariamente” si offre di scambiare i propri titoli con altri emessi all’occasione con un tasso di interesse decisamente più basso, una scadenza più lunga e soprattutto un importo tagliato fino al 70%.
In attesa dei risultati dello swap dei titoli greci
Il ricatto greco
I greci hanno messo in atto un vero e proprio ricatto alla comunità finanziaria internazionale: un’istituzione finanziaria che si trovi in mano dei titoli greci, di fatto, si trova al bivio di dover accettare un taglio del proprio capitale del 70% e quindi rivedere il 30% del capitale oppure vedere la grecia andare in default e quindi non vedere più nulla. Pare che molte istituzioni (banche, fondi e assicurazioni) stiano puntando ad accettare il compromesso dello swap proprio per salvare almeno una piccola parte del loro capitale. Tra l’altro va detto che UE e Fondo Monetario internazionale hanno condizionato i loro aiuti proprio alla riuscita di questo swap.
E se il ricatto fallisse?
C’è un elemento che i greci non hanno considerato: i CDS. Gli investitori più smaliziati, infatti, si sono abbondamente coperti sul debito greco acquistando CDS, una sorta di assicurazione sul fallimento di un titolo sottostante. I più furbi ed aggressivi hanno addirittura comprato CDS sulla Grecia senza possedere nemmeno un euro di titoli greci. Coloro che possiedono i CDS non hanno alcun interesse che lo swap vada a buon fine: infatti se la Grecia va in deafult, incassano l’assicurazione, mentre se lo swap va avanti incassano solo il 30% del loro capitale iniziale.
Ora lo swap avrà valore se e solo se almeno il 90% degli investitori vi aderirà. Il governo greco è intenzionato ad andare avanti anche se solo il 75% degli investitori accetterà le condizioni, anche se in questo caso il rispetto della legalità andrebbe veramente a farsi benedire.
Effetti sui mercati
Se lo swap riesce la Grecia non andrà in default e quindi vedremo un almeno temporaneo rafforzamento dell’euro e delle borse. Tuttavia se analizziamo le cose sul lungo periodo le cose non sono affatto rosee: il messaggio che sta passando è che non è necessario fare sacrifici, tagliare opportunamente la spesa pubblica e sociale, tanto a pagare è sempre Pantalone (Unione Europea cioè la Germania, banche, assicurazioni e fondi). Francamente questo non è positivo. Viceversa un fallimento dello swap e di conseguenza un default della Grecia potrebbe essere un monito decisivo a tutti quei paesi che non vogliono mettere in atto le riforme. Avremmo un crollo dell’euro e dei titoli finanziari che si tirerebbero dietro le borse europee ma sul lungo periodo l’economia europea ne uscirebbe rafforzata, ammesso ovviamente che il monito fosse racconto da chi di dovere e che le Istituzioni finanziarie europee (Banca Centrale Europea in testa) mettano in atto un piano per un default ordinato.
Gente da default
Chiudo questo breve articolo con un video che illustra molto bene una certa classe politica europea che spinge per il default non solo della Grecia me dell’intera nostra economia. Non aggiungo commenti, lascio al lettore l’onestà di intellettuale di esprimere il proprio commento. Il mio, sicuramente, non è positivo.
Nella giornata di ieri la Grecia ha continuato a spaventare i mercati finanziari europei. Quello che sfugge ai più è la gravità assoluta della situazione greca e, ancora peggio, dei sacrifici a cui sono stati chiamati gli investitori. In pratica gli investitori hanno accettato di vedere pesantemente tagliato il loro investimento, in pratica una perdita secca che supera, in molti casi, anche la metà dell’investimento iniziale.
Io questo lo chiamo default selettivo, un default ordinato ma sempre di default si tratta. E spero che chi abbia comprato le assicurazioni sul debito greco le possa incassare, perché di fatto a questo dovrebbero servire le assicurazioni sui debiti (i CDS) a incassare i soldi quando il sottostante va in default, non a fare speculazione come ormai avviene di solito.
Il fatto è che i media danno più spazio agli scalmanati greci che vanno in piazza a rompere tutto piuttosto che a coloro che hanno perso soldi sulla Grecia. A parte che non ho mai visto un solo euro di debito ripagato andando in piazza a spaccare tutto (ne tantomeno un solo posto di lavoro creato).