Monthly Archives: aprile 2012

Crisi economica: la situazione spagnola

Nell’ultimo post abbiamo visto quello che sta succedendo in Francia, con la paventata presidenza Hollande che rischia di mandare definitivamente in soffitta qualunque speranza di crescita per l’economia d’oltralpe. Per capire quello che succederà alla Francia dopo una presidenza Hollande possiamo esaminare la situazione spagnola, determinata dal Governo Zapatero, un governo che è stato opportunamente mandato a casa dagli elettori ma che continua a dare i suoi frutti avvelenati e continuerà a darli per moltissimi anni.

mariano rajoy premier spagnolo

Poco può il governo Rajoy per risolvere la crisi economica spagnola

Disoccupazione alle stelle.
Prima ancora di esaminare la (disastrosa) situazione dello spread e quindi del costo del servizio del debito, possiamo esaminare la situazione del mercato del lavoro spagnolo. La cura Zapatero ha fatto in modo che ogni minuto in Spagna vengano distrutti 3 posti di lavoro, ogni minuto che passa 3 famiglie spagnole sono ridotte alla disperazione per la perdita del lavoro e di qualunque fonte di reddito.

Debito pubblico
Il debito pubblico spagnolo non è, almeno in confronto a quello italiano, nolto grande, eppure gli investitori internazionali non hanno nessuna fiducia nella possibilità che il governo spagnolo sia in grado di ripagarlo. Questo perché sanno bene che gli anni di malgoverno saranno pagati a caro prezzo dall’economia spgnola, che non sarà in condizioni di crescere per i prossimi decenni.

Soluzioni
Se qualcuno mi chiedesse di indicare una soluzione alla situazione direi che si dovrebbe cominciare a implementare una politica di serio rigore, bisognerebbe portare a termine la riforma del mercato del lavoro che il governo Rajoy ha già impostato. La verità però è che quando i danni sono fatti, diventa difficile porvi rimedio. Probabilmente qualcuno dovrebbe spiegare ai francesi che cosa succederà al loro paese nelle mani di Hollande.

Incognita Francia

La Francia è sempre stata solida finanziariamente e molto apprezzata dai mercati, anche se soffre di un male strutturale, l’eccessiva pressione fiscale che andrebbe ridotta in maniera decisa (nulla a che vedere con l’Italia sia chiaro, ma per far girare meglio l’economia sarebbe meglio che la pressione fiscale fosse più bassa).
Adesso però si stanno addensando foschi presagi sul futuro della Francia: se vince Hollande, è sicuro che ci sarà un’inpennata dell’imposizione fiscale che sui più ricchi arriverà al 70% del reddito.
E’ evidente che si tratta di un provvedimento profondamente recessivo, che potrebbe tagliare sul nascere ogni minima speranza di ripresa per l’economia d’oltralpe.
Ed è altrettanto evidente che le agenzie di rating non staranno certo a guardare: taglieranno il rating della Francia di un gradino o probabilmente di due.

Hollande attenta all'economia della Francia

Hollande vuole aumentare le tasse sul reddito al 70%

Di fatto la Francia si troverà a pagare interessi sul suo debito pubblico enormemente più alti (già si inizia a parlare di spread anche per la Francia), interessi così alti che compenseranno più che ampiamente l’eventuale maggior gettito derivante dall’aumento della pressione fiscale.
Parlo di eventuale gettito perché è evidente che coloro che saranno colpiti, molto spesso, voteranno con le gambe, cioè abbandoneranno il paese al suo destino e se ne andranno altrove.
Sarkozy non ha ancora perso, c’è un secondo turno in cui i francesi possono ancora evitare un futuro all’italiana o alla spagnola (la Grecia è comunque lontana per i cugini d’oltralpe). Speriamo che i francesi sappiano decidere per il meglio, altrimenti segneranno non solo il proprio destino ma anche quello dei propri figli.

Riforme per salvare l’Italia: Patroni Griffi fa sul serio?

Oggi Patroni Griffi, ministro della funziona pubblica, ha fatto un annuncio davvero interessante: entro l’estate saranno resi noti i numeri, amministrazione per amministrazione, dei dipendenti pubblici in eccesso. Per loro si studiano forme di mobilità. Insomma un annuncio eccellente che dovrebbe far tirare un sospiro di sollievo a tutti coloro che hanno a cuore le sorti economiche (e non solo economiche) dell’Italia.
Ma c’è un ma: fino ad oggi l’impiego pubblico in Italia è stato visto come una sorta di sinecura, un modo di ricevere soldi dallo Stato per dedicarsi ai propri hobby o, molto più spesso, ad un secondo lavoro.
Non è un caso che i sindacati della funzione pubblica sono fortissimi e sempre molto aggueriti nel difendere quelli che chiamano diritti acquisiti. La spesa pubblica italiana, in appena 30 anni, si è moltiplicata per 10, causando la paurosa esplosione del debito pubblico. Se Monti vuole salvare l’Italia dal default deve necessariamente tagliare la spesa pubblica e tagliare proprio gli eccessi di personale è il primo passo.
Tuttavia proprio l’enorme mole dei privilegi, difesi da agguerriti sindacati, darà origine ad epiche lotte sindacali. E i partiti, che sono immischiati profondamente nel sistema clientelare delle assunzioni pubbliche, si schiereranno senz’altro dalla parte dei fannulloni piuttosto che schierarsi dalla parte di Monti.
Il risultato è che se Monti prosegue sulla strada delle riforme cade, perché i partiti che lo sostengono non lasceranno che venga combattuta la corruzione nella Pubblica Amministrazione. Se viceversa Monti si arrende, a cadere sarà l’Italia, destinata al default.

Le nuove frontiere del forex: il cambio yuan / dollaro

Non è certo una delle coppie di valute preferite dai trader forex, ma del cambio tra la valuta cinese e il dollaro sentiremo parlare spesso nel futuro, sempre più spesso.
La Cina sta proseguendo senza indugi nel suo poderoso cammino di riforme e liberalizzazioni che l’ha portata, in poco più di 30 anni, da soffrire letteralmente la fame ad essere una delle potenze economiche emergenti al mondo.
Mentre dal punto di vista della libertà di impresa le riforme sono già ad un ottimo punto, per quanto riguarda la libertà monetaria siamo ancora agli inizi.
Solo da pochissimo tempo le autorità monetarie di Pechino hanno allargato un po’ la banda di oscillazione in cui la moneta nazionale può oscillare, ma siamo comunque ad un livello molto basso.
La grande sorpresa dei mercati c’è stata la perdita di valore dello Yuan rispetto al Dollaro. Tutti si aspettavano in effetti che la Yuan si potesse apprezzare sul dollaro, viceversa ha perso circa il 6%.
Ovviamente dietro questa manovra c’è la Banca Centrale Cinese che, probabilmente, sta cercando di proseguire nella sua costante politica di dumping monetario. E dopo tutto il dumping in generale è alla base del successo economico della Cina. Tuttavia sappiamo bene che queste politiche non possono durare a lungo: prima o poi la Cina dovrà fare i conti con le sue politiche monetarie e dovrà mettere in conto un forte rafforzamento della sua valuta. Staremo a vedere.

Fare trading sui mercati con le opzioni binarie

Oggi voglio parlare di un nuovo, innovativo strumento per fare trading con le opzioni binarie.
Si tratta di uno strumento innovativo, non di un mercato: di fatto è uno strumento che ci consente di fare trading nel forex, nel mercato delle materie prime, persino di partecipare all’IPO di Facebook se vogliamo (con Anyoption, il miglior broker in assoluto per opzioni binarie).
La forza di questo strumento sta nella sua semplicità e negli elevati rendimenti che riesce a dare a chi lo utilizza con correttezza.
Come funzionano le opzioni binarie?
Una volta stabilito il mercato in cui si vuole invertire e l’asset su cui si vuole puntare (per esempio nel mercato forex la più classica delle coppie di valute, euro / dollaro) si deve stabilire se, nell’arco temporale prestabilito, il prezzo salirà o scenderà. Se si pensa che il prezzo salirà si compra un’opzione call, se si pensa che scenderà si compra un’opzione put. Tutto qui. Basta aspettare che la durata prevista per l’opzioni scada per incassare, nel caso in cui la previsione fatta si sia rivelata corretta, un rendimento che è sempre superiore al 70% e che arriva molto spesso all’85%.
Ovviamente non c’è nessuna garanzia di guadagno: si tratta di un’attività di trading ad altissimo rendimento e rischio medio, dunque è possibile che ci siano anche delle perdite in conto capitale qualora non si preveda correttamente l’andamento del mercato.
Tuttavia chi fa trading deve accettare dei rischi, ovviamente in modo calcolato: è questa la forza del buon trader, calcolare il rischio e mantenere poi sempre la calma, perché le emozioni ti fregano sempre quando fai trading.
Vi lascio con un video che spiega come fare trading (e guadagnare) con le opzioni binarie:

Il destino del dollaro

Oggi voglio parlare di mercato forex a lungo periodo, concentrandomi in particolare sul dollaro. Quale sarà il destino del dollaro? Ovviamente questa domanda ne presuppone una molto più importante: quale sarà il destino economico degli USA? Gli USA che per la prima volta nella storia hanno perso la tripla AAA, simbolo dell’affidabilità economica di un Paese, saranno in grado di riprendersi e tornare a essere un Paese virtuoso?

Democrazia ed economia

La democrazia è un gran bel sistema: gli americani si erano illusi che con Barack Hussein Obama avrebbero potuto migliorare le proprie sorti ma si erano sbagliati, ne hanno ricevuto solo un debito pubblico record e la perdita della tripla A, senza che un solo nuovo posto di lavoro sia stato creato. Ovviamente sbagliare è umano e gli elettori sbagliano spesso, ma quando sbagliano se ne accorgono e mettono le cose a posto, soprattutto in una democrazia matura e compiuta come quella americana. Il rischio, che i mercati avevano iniziato a sentire, era che Obama potesse essere rieletto non per meriti suoi, ma per eccessiva spaccatura dei suoi avversari repubblicani o, peggio, per una candidature poco presentabile all’elettorato di centro come quella di Santorum. Il ritiro del candidato italo-americano, che ha così lasciato spazio al più presentabile Mitt Romney, imprenditore di successo e politico amatissimo, ha fatto sì che le probabilità di una vittoria repubblicana alle prossime presidenziali sia elevatissima.

Se Steve Jobs fosse nato a Napoli

Se Steve Jobs fosse nato a Napoli non sarebbe stato Steve Jobs


Un’economia viva
L’economia americana è un’economia viva, un’economia che continua a innovare e non si ferma mai. Tutte le innovazioni che hanno sconvolto la nostra vita negli ultimi decenni vengono dagli USA e questo significa che si tratta di un’economia in grado di crescere, di svilupparsi, di creare nuovi posti di lavoro. Insomma, tutto il contrario dell’Italia, giusto per dire le cose come stanno: anzi, magari datevi un’occhiata a questo “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli“, per capire l’abisso che separe la disastrata Italia dalla fortunata america. Questo significa che nel momento che Romney entrerà alla casa bianca e inizierà a sistemare le cose, l’economia USA inizierà a crescere di nuovo, visto che ha anche ormai smaltito gli eccessi della bolla immobiliare, e il bilancio pubblico sarà sistemato. Tempo un anno credo che recupereranno anche la tripla A da parte delle agenzie di rating.

Andamento del dollaro
E’ evidente quindi che in queste condizioni il dollaro sarà destinato a rafforzarsi pesantemente, soprattutto contro una valuta come l’euro che, al contrario, sarà sempre più affossata dagli enormi deficit creati dalla pantraguelica spesa pubblica che affligge molti paesi europei, Italia in testa.

Lo spread rivede quota 400

Stiamo vivendo momenti drammatici dal punto di vista finanziario e forse anche morale. In questi giorni il pericolo che sembrava completamente scampato si è rifatto vivo, lo spread, il tanto temuto spread, ha raggiunto di nuovo praticamente quota 400. E adesso che succederà?

Italia destinata al default

L'Italia si avvia al default

Situazione attuale
Coloro che avevano pensato che la cura Monti, fatta di tasse e lotta all’evasione fiscale, avesse salvato l’Italia hanno preso un grosso granchio. L’Italia non è stata salvata da Monti, anzi probabilmente una cura di questo tipo ha aggravato la situazione dell’Italia. Non che la colpa del nostro prossimo default sia di Monti: la colpa è da ricercarsi negli anni ’80, quando la spesa pubblica esplose. E probabilmente l’ultimo governo che avrebbe potuto fare qualcosa fu quello di Romano Prodi che ci fece entrare in Europa, e che poi nel 1998 venne buttato giù da una congiura di palazzo. Probabilmente il nostro destino fu segnato proprio in quella data: a partire dalla caduta di quel governo Prodi il problema non fu se il default ci sarebbe stato, ma quando.

Che cosa ci aspetta
Quello che ci aspetta è ovviamente un aggravamento della crisi: dopo tutto se lo spread aumenta, aumenta di conseguenza anche il costo del servizio del nostro debito pubblico e quindi Monti avrà due possibilità. Tagliare la spesa pubblica o aumentare le tasse. Conoscendo la politica italiana sappiamo bene che tagliare la spesa pubblica è impossibile, quindi Monti aumenterà ancora le tasse, anche se non osiamo nemmeno immaginare dove Monti andrà a prendere questi soldi. Questo comporterà un avvitamento recessivo della nostra economia. Più tasse significa meno consumi e meno crescita, quindi meno tasse che lo Stato incassa e dunque aumento del fabbisogno. Quello a cui stiamo per assistere è un lunghissimo cammino verso il default, un cammino contrassegnato da disoccupazione e povertà.

Si può fare qualcosa?
Un Governo coraggioso ha ancora, molto probabilmente, la possibilità di salvare l’Italia. Ma deve essere proprio coraggioso, deve riuscire a scogliere tutti i legacci che imbrigliano la crescita e a farci ripartire. Dovrebbe essere in grado di tagliare la spesa pubblica, impresa titanica in Italia. Insomma, in teoria qualcosa si può anche fare, ma nessuno ha la forza e il coraggio di farlo. Il default non è dietro l’angolo: anzi. Il cammino per raggiungerlo sarà duro e faticoso, segnato sicuramente da lacrime e probabilmente anche da sangue (in Italia ci sono sempre cattivi maestri che in queste situazioni rimestano nel torbido). Probabilmente ci vorranno anni: ma chi ha dei soldi da parte forse dovrebbe iniziare a pensare a come fare a metterli al sicuro.

Il grande volo dello spread

Per tutti coloro che si erano illusi che l’Italia ce l’aveva finalmente fatta, avevo scritto un post tempo fa sul pericolo, in finanza, delle facili illusioni. Mi dispiace moltissimo, ma il mio ruolo di profeta è stato fin troppo facile. Di fatto Monti ha semplicemente aumentato le tasse e quindi ha potuto far calare un po’ gli spread.
Ma il bluff di Monti non è potuto durare molto: i mercati sanni fin troppo bene che adesso l’Italia se vuole ripagare il suo debito deve ricominciare a crescere, ma Monti non ha affatto la forza politica e morale di imporre le riforme. E’ stato forte con i deboli (lavoratori autonomi, piccolo imprenditori, professionisti) e debole con i forti (grandi imprenditori e sindacati). E ovviamente questo porterà a danni gravissimi e duraturi per l’intera economia italiana.
Significa che non possiamo crescere, significa che dobbiamo rassegnarci a vivere sotto le nostre potenzialità per mantenere i privilegi di pochi. Ma soprattutto significa che le prospettive di un defalut, di una grande default, si fanno ogni giorno più concrete. Meglio tenere le cinture allacciate perché fra poco si balla!

Forex: l’insostenibile leggerezza di un cambio

Come sempre, una delle prime cose che faccio la mattina, è leggere commenti, previsioni e analisi sul cambio euro / dollaro, che è la coppia di valute che mi appassiona di più, per vari motivi. Ebbene sono rimasto davvero stupito, quando, leggendo il commento alla quotazione odierna, ho letto “debolezza dell’euro”.
Una quotazione a 1,33 dell’euro sul dollaro non mi ispira certo il concetto di debolezza: anzi, tenuto conto della gravissima situazione dei debiti sovrani in eurolandia, della impossibilità di fare riforme vere in molti paesi a causa dell’opposizione intransigente dei sindacati, dell’economia che assolutamente non vuole saperne di crescere, questo livello di quotazioni a me suggeriscono una forte sopravvalutazione dell’euro sul dollaro.
Su questo punto io sono tornato più volte nel corso di quest’anno: ritengo l’euro assolutamente sopravvalutato, vista la situazione europea attuale, rispetto al dollaro. Tra l’altro per il 2013 si prevede che gli USA avranno l’opportunità di una forte crescita economica e probabilmente stiamo anche per assistere ad un cambio della guardia alla Casa Bianca: questo vuol dire che gli USA avranno la possibilità di lasciarsi alle spalle per sempre le politiche fallimentari di Barack Hussein Obama, riprendendo un cammino di crescita virtuosa interrotta prima dalla pesantissima crisi dei mutui subprime e poi dalla fallimentare politica economica messa in atto dall’amministrazione democratica.

Il pericolo delle facili illusioni

Siamo assistendo ad un periodo piuttosto burrascoso sui mercati: da una parte il mercato forex in cui l’euro è drammaticamente sopravvalutato rispetto al dollaro, dall’altra le borse altalenanti e soprattutto gli spread italiano e spagnolo che stanno schizzando verso l’alto.
Non sta succedendo nulla di nuovo in effetti e non dobbiamo certo stupirci. Semplicemente, la crisi continua as usual. Non potevamo certo illuderci che aver aumentato le tasse e aver fatto del vero e proprio terrorismo fiscale a colpi di blitz potesse risolvere una crisi che necessita, invece, di interventi davvero profondi e strutturali.

Non siamo affatto usciti dalla crisi

L'illusione di essere usciti dalla crisi è pericolosa

L’Italia ha bisogno di crescita e ha bisogno di liberarsi della zavorra di una spesa pubblica elefantiaca, inutile, improduttiva e molto spesso truffaldina: per fare solo un esempio, recentemente si è scoperto che in un ospedale calabrese ben 93 tra impiegati, medici e infermieri mancavano dal loro posto di lavoro. E questa, lo sappiamo fin troppo bene, è una situazione diffusa in Italia, certo molto più al Sud che al Nord.
Finchè non si prenderanno draconiane misure in questo senso, risolvere la crisi a colpi di aumenti di tasse e di lotta all’evasione fiscale porterà solo ad effetti potentemente depressivi sull’economia italiana.
Fino ad oggi Monti ha fatto un buon lavoro di immagine a livello europeo, e si sa che anche l’immagine conta nei rapporti con i mercati e vale denaro. Perché chi ha una buona immagine può pagare dei tassi di interesse più bassi e risparmiare soldi sul servizio del debito (che nel nostro caso è colossale).
Però questo lavoro di immagine è stato pagato a carissimo prezzo dagli italiani che lavorano e che mandano avanti la nostra disastrata economia: piccoli imprenditori e lavoratori autonomi.
E ricordiamoci che è stato solo un lavoro di immagine: l’illusione che sia sufficiente è davvero pericolosa, perché potrebbe farci cadere in breve tempo nel baratro senza uscita del default.
E i partiti politici sono quelli che maggiormente cavalcano questa illusione per cercare di evitare le ormai improcrastinabili riforme strutturali, a partire da quella del mercato del lavoro e dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.



Dipendenti pubblici assenteisti: ecco perché la spesa pubblica in Italia è così elevata e fuori controllo