Monthly Archives: giugno 2012

Il governo greco truffa la comunità internazionale

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Le notizie che provengono da Atene sono davvero preoccupanti, rappresentano non solo un pesantissimo segnale di allarme per una situazione finanziaria che davvero è sfuggita di mano ma anche un segno che la moralità dei greci è davvero inesistente. I fatti sono semplici: il governo greco, per salvarsi dal default, aveva ottenuto enormi aiuti da parte di Europa e Fondo Monetario Internazionale, oltre alla rinuncia alla maggior parte del debito da parte degli investitori privati, in cambio di un piano che prevedesse austerity e rigore, tra cui tagli alla finanza pubblica.
Ebbene, niente di tutto ciò è stato fatto: anzi, il governo greco ha pensato di assumere, nel frattempo, ben 70.000 funzionari, mentre altri 12.000 sono stati assunti a vario titolo dagli enti locali.
Per me questa è una vera e propria truffa: non solo la Grecia non ha assolutamente rispettato i suoi impegni, ha chiesto una proroga di 2 anni all’applicazione del piano (cosa legittima anche se sbagliata) ma ha deciso di espandere ulteriormente la sua già elefantiaca spesa pubblica assumendo un numero abnorme di funzionari. Che cosa facciano effettivamente queste persone non si sa, la cosa certa è che stanno mettendo davvero a rischio la sopravvivenza stessa dell’Europa come la conosciamo oggi.

L’euro è irreversibile



Monti ha detto ieri, nel vertice a 4 con Rajoy, Hollande e la Merkel, che l’euro è irrversibile. A me, e a tutti gli altri osservatori indipendenti, pare piuttosto che l’euro sia in coma irreversibile.
Perché di fatto nessuno sta muovendo un dito per salvare una moneta e, in questo caso come in molti altri, le chicchiere non aiutano.
Per salvare l’euro ci vorrebbero da subito interventi concreti, tagli alle spese pubbliche da parte degli stati più inteperanti, abbassamento della pressione fiscale dove questa è più alta (da finanziarsi con i tagli alla spesa pubblica e non con nuovo debito), rilancio della meritocrazia dove questa manca, ecc…
Insomma, dovremmo finalmente fare qualcosa per modernizzare l’economia di alcuni paesi europei, come Italia e Grecia. Il fatto è che le opposizioni politiche a questo cambiamento sono davvero molto forti, nessuno ha davvero il coraggio di cambiare perché teme di perdere voti.
I tedeschi sono gli unici che hanno fatto tutto il dovuto già da anni, a loro non si possono chiedere ne sacrifici ne soldi: tra l’altro hanno una memoria storica (almeno loro) e sanno bene che cosa significa mettersi a stampare denaro a ruota libera come fece la repubblica di Weimar: iperinflazione, tensioni sociali immense, distruzione dei risparmi di una vita. E le soluzioni proposte (e in parte attuate purtroppo) equivalgono di fatto a stampare Euro.
I più intelligenti farebbero bene a iniziare a comprare oro fisico e a custodirlo in paesi con certezza di diritto e difesa della proprietà privata (come la Svizzera) perché se la BCE si mette a stampare Euro come i politicanti chiedono l’inflazione sarà a tre o quattro cifre. L’inflazione mensile.

Vertice decisivo per la sopravvivenza dell’euro

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La frase che leggete nel titolo, vertice decisivo per la sopravvivenza dell’euro, risuona spesso, fin troppo spesso quando guardiamo il telegiornale.
Ma la verità è che questo tipo di vertici si fanno in continuazione, con risultati che sono oscillanti tra il nullo e il molto scarso. Gli europei ormai non sanno più che cosa fare per salvare la loro moneta unica che in effetti è destinata, sul mercato forex, a perdere parecchi punti rispetto al dollaro e a tutte le principali valute mondiali.
Eppure la soluzione c’è, è a portata di mano e in fondo non costa nemmeno tanto: basterebbe applicare una ricetta di sane riforme economiche, sani tagli alla spesa, un rigore che non scarichi sulle generazioni future i costi di uno stile di vita decisamente al di sopra delle nostre possibilità.
E che rimetta in moto da subito lo sviluppo, in modo da avere le risorse per poterci permettere lo stile di vita che vogliamo condurre.
Sono tutte belle parole ma hanno la cattiva caratteristica di non piacere a sindacalisti e politicanti di terza specie che oggi come oggi governano l’Europa, con l’eccezione della Germania.
E infatti in Germania di crisi proprio non si sente parlare, la Merkel ha imposto al paese un percorso di crescita e sviluppo che ha azzerato la disoccupazione. E mentre in Italia ci preoccupiamo per il devastante peso degli interessi che paghiamo sul debito pubblico, in Germania di fatto pagano interessi negativi, ovviamente se consideriamo l’inflazione.
E allora la ricetta per salvare l’euro, diventare più ricchi e trovare anche un lavoro di alta qualità per i giovani già è in nostro possesso, si chiama rigore economico e finanziario e non serve organizzare vertici per trovarla.
Auguri, Europa.

La crisi bancaria spagnola: un’altra via crucis per l’euro

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Che cosa è successo in Spagna?
Durante il governo del tanto osannato Zapatero le banche, sotto la costante moral suasion del governo, hanno finanziato uno sviluppo, soprattutto immobiliare, slegato in maniera evidente da ogni sottostante opportunità di crescita dell’economia reale. Perché se i prezzi delle case aumentano ma i salari e la ricchezza complessiva delle famiglie rimane costante (o addirittura diminuisce) quello che succede è che prima o poi la maggior parte delle persone non saranno più in grado di comprare case e i prezzi scenderanno.
Le banche hanno prestato denaro per comprare case ma adesso succede che le persone, a causa della crisi, non sono più in grado di pagare le rate dei mutui, anzi, molto peggio magari non desiderano pagarle perchè in fondo non conviene visto che il valore degli immobili è largamente inferiore alla quota di mutuo che ancora devono restituire.
Che cosa significa tutto ciò? Che le banche spagnole vedranno la grandissima parte dei loro crediti non restituiti e che quindi si troveranno in difficoltà.
L’Europa in questo caso è intervenuta subito, fornendo al governo Rajoy (peraltro incolpevole) una linea di credito di 100 miliardi di euro che servirà a ricapitalizzare il disastrato sistema finanziario del paese.
In questo caso non sono stati imposti sacrifici ulteriori al paese, a differenza di quanto chiesto ad esempio alla Grecia, perché fin dal suo insediamento il governo spagnolo ha lavorato alacremente per mettere a posto i tanti buchi lasciati da Zapatero.
Tuttavia la crisi del sistema finanziario iberico potrà portare ulteriori, pesantissime conseguenze sia dal punto di vista della solidità del sistema creditizio complessivo europeo (e in questo caso avremo, nel migliore e più ottimistico dei casi, un ulteriore aggravamento del credit crunch) sia a livello di quotazione valutarie. Il valore dell’euro è destinato costantemente a diminuire.
Prima di chiudere questo post vorrei invitare tutti ad una riflessione sulle radici della crisi che ha colpito l’Europa: è una crisi di debito, una crisi dovuta al fatto che la gente (e i governi) hanno vissuto largamente al di sopra delle proprie possibilità. Adesso arriva il momento di pagare il conto, ed è salatissimo perché comprende anche gli interessi. Coloro che ritengono di poter curare la crisi a colpi di eurobond, cioè di altro debito, possono essere paragonati a dei dottori che vogliono curare un alcolizzato fornendogli ulteriori dosi massiccie di alcool direttamente nelle vene.

La Merkel ha tre mesi per salvare l’euro?

Se seguite il mercato forex vi sarete certo resi conto che in questi giorni l’euro ha subito una vera e propria debacle nei confronti del dollaro, arrivando fino a quota 1,23 per poi risalire lentamente fino a quota 1,24 ma nei prossimi giorni è destinato a continuare la sua discesa. E se fino ad oggi si è mantenuto piuttosto stabile nei confronti dello yen, inizierà a perdere terreno anche nei confronti della divisa del sol levante.
Che cosa sta succedendo? Siamo davvero alla fine dell’euro?
Su questo blog abbiamo tratteggiato più volte gli scenari sul destino dell’euro e non voglio ritornare sull’argomento, eventualmente vi invito a rileggere l’articolo che scrissi un paio di mesi fa.
Tuttavia oggi vorrei riflettere sulle dichiarazioni del finanziarie Soros che ha detto che la Merkel ha tre mesi per salvare l’euro. Una dichiarazione non solo sbagliata e fuorviante, ma probabilmente anche interessata.
Per prima cosa sarebbe utilissimo capire chi è Soros: si tratta di uno speculatore internazionale, fu sua la colpa della grande crisi valutaria del 1992 che costrinse il governo Amato in Italia a far uscire l’Italia dallo SME e soprattutto a prelevare soldi direttamente dai conti correnti degli italiani.
Fatta questa necessaria premessa, vediamo perché l’affermazione è sbagliata. La Germania ha fatto tutto il necessario da tempo: ha messo a posto le sue pensioni e la sua spesa sociale, il suo bilancio è in regola, il suo sistema bancario è piuttosto sano anche se alcune grandi banche hanno in pancia titoli tossici e sono esposte verso mercati come quello dell’Europa dell’Est che potrebbero dare brutte sorprese.
Soprattutto, visto che le riforme sono state fatte per tempo, la Germania cresce e cresce bene, creando posti di lavoro di qualità mentre nel resto dell’Europa si distruggono.
Che cosa dovrebbe fare la Merker in tre mesi per salvare l’Euro? Io penso che la Germania abbia già fatto tutti i suoi compiti, adesso spetta al resto dell’Europa mettersi al passo. E forse abbiamo anche meno di tre mesi.
Forse la Merkel potrebbe dare lezioni private di finanza pubblica ed economia a tutti gli altri capi di governo d’Europa, forse questa sarebbe una buona idea…

Lo stato dell’Unione

Lo stato dell’Unione Europea è davvero disastrato attualmente, ed è destinato a precipitare nel brevissimo periodo. Da una parte i sostenitori del rigore economico e finanziario, l’unica attitudine che realmente può rimettere in moto processi di crescita sana ed equilibrata, duratura nel tempo e in grado di riassorbire la grande disoccupazione che sta caratterizzando l’Europa intera.
Invece i politici di ogni risma e colore non fanno altro che inseguire il facile consenso delle masse chiedendo a gran voce di riaprire i cordoni della borsa per offrire a tutti panem et circenses. Poi il conto lo pagheranno le generazioni future, sotto forma di indebitamento.
Il problema di questa gente è che non ha capito che ormai non siamo più nelle condizioni di trasmettere il conto alle generazioni future: il debito pubblico accumulato è così grande che ormai abbiamo solo due scelte a disposizione: o iniziamo a pagarlo seriamente oppure andiamo in default.
La scelta fatta da molti governanti europei è davvero la peggiore: non si risanano le casse dello Stato, non si tagliano le spese ma si continua a tamponare qua e la con aumenti di imposte che non fanno altro che deprimere l’economia.
E’ la storia di Monti in Italia: non solo non ha risolto un solo problema strutturale, ha fatto una riforma delle pensioni blanda e che subirà ulteriori peggioramente per la questione degli esodati ma non è riuscito a tagliare un euro di spesa pubblico. Prima la farsa della spending review, poi la nomina di un commissario per tagliare la spesa: ma in fondo non rimane nulla di concreto.
Il fallimento di Monti è un po’ il fallimento dell’Europa che non è stata in grado di imporre un modello sano di sviluppo: e a pagare le conseguenze è l’euro, che infatti oggi è arrivato a poco più di 1,23 sul dollaro.
Perché mentre l’Europa affonda, trascinata dalla Grecia che è fallita, dall’Italia che sta fallendo mentre i politici farneticano di lotta all’evasione fiscale, dalla Spanga che subisce le conseguenze del malgoverno di Zapatero, l’America si prepara a giubilare Obama e le sue politiche economiche (è stato il primo presidente USA a far perdere la tripla A delle agenzie di ratig e questo significa molto) e quindi sta scaldando i motori per ricominciare a crescere.


Che faceva Zapatero mentre Bankia accumulava tutto questo debito? Dormiva?